Presentazione
L'albero dai fiori rossi
di Paolo Valente

 
Le pagine di questo libro sono il susseguirsi delle tappe di un viaggio nel tempo e nello spazio. Nel tempo, perché narrano storie vecchie di secoli e tuttavia ancora inaspettatamente attuali per le loro conseguenze: la nascita leggendaria di antiche e fiere culture, l'abominio della schiavitù dell'uomo sull'uomo, i perfidi giochi della colonizzazione europea, la solidarietà che ristabilisce la comunicazione. Nello spazio, perché conducono da una tranquilla città delle Alpi meridionali, Merano, alla polvere delle piste dei paesi del golfo di Guinea, secondo un itinerario non sempre lineare, che parte dal sud del vecchio Dahomey, oggi Benin, passa per i villaggi e la capitale del Togo, si sofferma tra i baobab ed i forti portoghesi del Ghana, per inoltrarsi poi nuovamente nelle regioni centrali e settentrionali del Benin: da Parakou a Djogou, da Natitingou a Kandi, dal Borgou all'Atacora. Lì un missionario laico meranese, Alpidio Balbo, da oltre trent'anni si dedica alla costruzione di dispensari, padiglioni d'ospedale, scuole e soprattutto di pozzi, appoggiandosi con fiducia alla giovane Chiesa locale, sostenuto con slancio, in Italia, dalla generosità di migliaia di persone convinte, e spesso commosse, dalla sua storia che non si stanca di raccontare.
Lo scopo di un viaggio è quello di vedere, ma soprattutto di incontrare le persone, per carpire direttamente dalla loro voce la risposta a molti interrogativi. Mi sono limitato, in un certo senso, a passare un immaginario microfono di mano in mano, a scattare furtive istantanee, a ricostruire situazioni che, nella loro quotidianità e normalità, offrono un'immagine inedita dell'Africa nella sua ricca, fascinosa, a tratti drammatica complessità.
Il testo si basa sulle informazioni raccolte nel corso di due soggiorni nei paesi africani citati, nell'estate del 2001 e nella primavera del 2004, sulla consultazione di ampia documentazione relativa alla storia e al presente di quelle regioni, su lunghe chiacchierate con vescovi, missionari e gente comune, sulla conoscenza, più che trentennale, di Alpidio Balbo. Ero un piccolo bambino quando mio padre Nino, maestro elementare, venne a casa un giorno raccontandoci che Balbo, un commerciante di macchine da cucire, quello col negozio sotto i Portici, era stato in Africa e bisognava aiutarlo. Con i suoi alunni cominciò a costruire casette di legno compensato in stile tirolese, da vendere ai mercatini per ricavarne qualche lira.
I protagonisti di queste pagine andrebbero ringraziati uno per uno. Mi limito a citare i vescovi, i missionari e le missionarie, sacerdoti e suore, la gente dei villaggi e delle città, il direttivo del Gruppo Missionario e naturalmente Alpidio che mi ha aperto ogni strada e si è messo anche lui, paziente, ad ascoltare.

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