Presentazione
Tre donne una sfida
di Marisa Paolucci

 
Tre donne dell'islam vivono sulla pelle la scelta della dignità.
Tre generazioni diverse, tre paesi: Sudan, Iran, Afghanistan; due continenti: Asia e Africa. Un sottile filo di consapevolezza e tenacia le unisce inconsapevolmente nella ricerca della loro dignità e dei loro diritti di donna.
Tre donne profondamente credenti, ma che, a partire dalla verità umana e primato della coscienza, sanno indicare, nel variegato mosaico dell'islam, la via possibile di un'interpretazione libera dall'oppressione e dal maschilismo.
Tre voci fuori dal coro che lottano contro le istituzioni che sanciscono un'inferiorità femminile; con le loro scelte di vita rompono le catene di antichi stereotipi fuorvianti e pregiudizi consolidati, che troppo spesso limitano l’orizzonte.
Questo libro racconta la costruzione quotidiana della dignità di tre donne: il loro coraggio le ha rese simboli nei rispettivi paesi e il loro sguardo libero sull'islam ha oltrepassato i confini nazionali arrivando nel cuore di tutti coloro che credono nella potenza del dialogo.
Tre donne appassionate della vita e innamorate dei loro paesi. Per ciascuna di loro i confini tra la storia personale e pubblica si intrecciano.
Fatima Ibrahim è la prima donna africana eletta in un Parlamento nazionale, quello sudanese; dall'alto dei suoi 78 anni e attraverso la "cornice marmorea" del suo velo condivide una vita vissuta nella libertà, al prezzo altissimo di tanti anni di prigione e dell'esecuzione capitale di suo marito, Alshafi Ahmed Elshikh, compagno di lotte e di sogni.
Malalai Joya, un concentrato di entusiasmo e dedizione nutrito dalla sua giovane età, combatte nel Parlamento afgano contro i talebani e i signori della guerra che hanno conquistato lo scranno con la corruzione e i ricatti; anche lei paga per ciò in cui crede: ha già rischiato più volte la vita e il burqa per lei è "un'arma" di difesa, per non essere riconosciuta e salvaguardare la propria sicurezza.
Infine Shirin Ebadi, iraniana, premio Nobel per la pace 2003 (che ho personalmente voluto conoscere e incontrare nella sua casa a Teheran, alla vigilia delle elezioni di Khatami, il riformista che avrebbe avviato alcune importanti aperture), guerriera indomita per la democrazia e i diritti umani, attraversa tutta la storia recente del suo paese fino a trovarsene fuori, oggi, costretta all'esilio da un regime teocratico e fondamentalista. Anche a lei, magistrato e poi avvocato, era stato impedito di esercitare la sua professione ma con coraggio e coerenza aveva continuato a battersi in particolare per i diritti delle bambine e delle donne, nonché per i giovani arrestati durante la "primavera" dell'"Onda verde" iraniana.
Tre paesi spesso nei titoli dei media. Il Sudan, appena fuori da 21 anni di guerra civile, si è diviso in due perché incapace di trovare unità nella pluralità. L'Iran, ancora schiavo di un regime teocratico e oscurantista, calpesta i diritti più elementari al suo interno e minaccia la pace fuori dai suoi confini. L'Afghanistan, dopo trent'anni di guerre, ancora fatica a trovare pace, giustizia e sicurezza. In questi paesi Fatima, Shirin e Malalai testimoniano la presenza di movimenti democratici e costruttivi, capaci di nuove prospettive a partire da una storia ricca di lotte e impegno di chi crede alla libertà.
"Telefono Rosa" – un'associazione di volontariato impegnato per i diritti e contro la violenza – ha sempre creduto alle voci di donne da tutto il mondo capaci di essere "un filo che unisce mondi e culture diverse". E, credendoci, le ha chiamate e ascoltate, rendendo questo libro possibile.

Silvia Costa
Parlamentare europea



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