cod. 1572-7 anno: 2006 formato: 14x21 pagg. 288 euro 15,00 collana: 4.5 - Alfazeta Observer indice presentazione ![]() |
Un mondo di rifugiati Migrazioni forzate e campi profughi Autore: Marchetti Chiara Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Trieste, è attualmente dottoranda di ricerca in Sociologia presso l'Università Statale di Milano. Da alcuni anni si occupa di migrazioni forzate e di diritto d'asilo nei paesi del sud del mondo e in Europa. Come membro dell’Associazione Kwa Dunìa svolge attività di educazione interculturale nelle scuole. Target: Contenuti: Che ce ne rendiamo conto o meno viviamo in un mondo di rifugiati. Almeno quaranta milioni, secondo stime autorevoli, sarebbero le persone costrette a lasciarsi tutto alle spalle perché vittime di conflitti interni o internazionali, perseguitati per motivi politici o religiosi, per le proprie idee o i propri orientamenti sessuali. Intere generazioni di persone nascono così lontane dalla terra dei loro genitori e ci sono buoni motivi per credere che anche i loro figli vedranno la luce in un paese straniero. Ma la nostra conoscenza di questo fenomeno è largamente insufficiente o addirittura deformata. Basta ricordare che nonostante paure e allarmismi l'Europa e gli altri paesi occidentali portano meno del 10% del peso mondiale delle persone sradicate di cui si fanno carico soprattutto i paesi del sud del mondo, mentre in Italia i rifugiati sono poco più di 12.000. Il problema è che si parla di rifugiati solo in presenza di gravi crisi internazionali o in occasione di qualche sbarco sulle nostre coste. In ogni caso si fornisce una lettura approssimativa ed emergenziale che non rende giustizia alla complessità del fenomeno. Ma ciò che più difficile raccontare e far comprendere è la responsabilità di governi occidentali, agenzie internazionali e organizzazioni umanitarie. A questo proposito il libro cerca di sottolineare la continuità tra l'erosione del diritto d'asilo in Europa, la diffusione dei centri chiusi (dai nostri Centri di Permanenza Temporanea alle zones d'attente d'Oltralpe), l'istituzione dei campi profughi in Africa e l'innalzamento ai nostri confini di barriere che ricacciano sempre più a sud migranti e rifugiati che si affacciano su un Mediterraneo che si presenta oggi più che mai come un cimitero di senza-nome. La realtà è che facciamo di tutto per distogliere i rifugiati dalla nostra vista. Non volendo pagare il prezzo politico che discende dalla presa in carico di chi arriva (fosse anche solo per respingerli), convinciamo con tutti i mezzi i governi del sud a respingere a sud o più a est quell'umanità che viene tenuta sempre più lontana, sempre più invisibile. Ecco perché parlare di migrazioni forzate e delle nuove forme, più o meno dissimulate, di refoulement (ovvero di respingimento forzato): perché l'esperienza dei rifugiati non è affatto un fenomeno residuale o marginale ma uno dei nodi cruciali per comprendere il tempo in cui viviamo. |